Paolo Rossetto e la “favola bella”
dell’Ars e Natura naturans
"La sincerità inventiva di Paolo Rossetto scorge nell’appassionata adesione
alla natura organica e minerale una fonte prima di infinita ispirazione
artistica. Egli ‘legge’ nelle forme grezze i segni di creazioni estetiche di
intensa poesia e di rarefatta finezza ed eleganza.
Attraverso una proiezione dell’immaginario unita alla lezione della sua
esperienza di vita, egli coglie come Michelangelo la forma già insita nel
pezzo di pietra, marmo o legno che sia, e come Leonardo ciò che traspare
in superficie dovuto all’azione iniziata dalla natura stessa e che Rossetto
sembra prestarsi a completare. In una armoniosa simbiosi con l’attività
generatrice della natura egli definisce forme di animali o di uomini, che
sembrano scaturire da una metamorfosi in atto. Egli dunque accarezza
con grande sensibilità la scheggia di roccia o il ciottolo e lo accarezza con
lo sguardo frugando una storia nascosta ai distratti, dialoga intensamente
con i solchi, le asperità, le levigatezze e le venature e, dalle rivelazioni
ricevute, ricava la sua opera: con puntigliosa precisione e certosina cura
indaga le qualità del materiale e la sua storia rispettandone gli assunti e
traendo da questi le indicazioni per proseguire nella scoperta del
racconto della natura. Egli non può quindi che creare forme
naturalistiche suggerite dal suo continuo contatto con il percorso della
memoria biologica e delle sedimentazioni delle evoluzioni ctonie. A volte,
l’incantesimo produce inusitati valori estetici e suggestioni oniriche altre
volte la mano guida Rossetto verso tratti di ironica e divertita
contemplazione. A volte, si può scorgere il volo poetico nel librarsi
delle forme lontane dalla necessità nella più pura passione e nelle
affettuosità che mitigano ogni asprezza e sciolgono ogni durezza del
materiale come dell’anima di chi le osserva.
Egli opera come un fiume che scorre nel tempo della meditazione
più assorta restituendo una favola che narra tanto l’origine propria
alla materia dell’oggetto lavorato, quanto il suo ‘vissuto’: in esso si
inserisce un processo di umanizzazione che sgorga come sorgente
dalla dura roccia e copiosa scende nell’intimo di ognuno
coinvolgendolo in orizzonti nuovi di paradisi creduti perduti. La
pietra allora sorride, si interroga, propone e scioglie gli enigmi: volti
umani di razze diverse, di tempi storici diversi emergono, si
innestano, si sovrappongono o si ritirano nei crateri rocciosi in uno
scambio continuo fra identità materiale e identità psico-fisionomica
o, nel caso di animali, in un ambiguo migrare delle forme in alterità
fisiche rispetto al reale.
Il racconto avvincente di Paolo Rossetto può infiammare gli animi
puri, di coloro che non vivono nelle labirintiche costruzioni
intellettualistiche, ma che, memori di una sapienza antica, direi
ancestrale, stabiliscono contatti immediati e istintivi con la realtà,
sia questa l’esperienza degli uomini, degli animali, delle cose. Solo
allora ciò che è inanimato si anima e parla, solo allora la fantasia
creatrice dell’uomo incontra la fantastica varietà creatrice della
natura intrecciando un dialogo infinito che smuove e commuove
facendo sgorgare il calore dei più genuini sentimenti e solleticando
in modo altamente lucido i sensi."
Luglio 2000 Carla Chiara Frigo